martedì 6 novembre 2007

Articolo interessante: investimenti e dubbi

Non sarà utile a nessun lavoro di gruppo ma l'ho trovato molto interessante...

Dal Corriere Economia del 29 Ottobre 2007

Net Economy Dopo MySpace, la società di Zuckerberg illumina il Web, nessuno sa se farà utili

Tutti su Facebook. Senza garanzie

Google, News Corp e Microsoft pronte a rischiare miliardi nei social network

Da alcuni mesi gli analisti finanziari manifestano preoccupazione in merito alla possibilità che una nuova bolla speculativa affondi la Net Economy. A inquietare sono, in particolare, le cifre astronomiche che giganti come Google, Yahoo e Microsoft sono pronti a sborsare per acquisire il controllo di società che gestiscono piattaforme per i social networks. Quando si iniziò a parlare di Web 2.0 (cioè di tecnologie che abilitano gli utenti a creare e distribuire contenuti “autoprodotti”) ci si riferiva soprattutto a fenomeni come i weblog e Wikipedia, ma poi lo strepitoso successo di siti come MySpace (non a caso acquistato da Murdoch) ha dirottato l’attenzione dei media (e gli investimenti del venture capital) sui social network – termine con cui s’intende un portale che ospita risorse (foto, video, testi, confidenze private, musica, ecc) che gli utenti pubblicano in spazi privati da condividere con gruppi di “amici” virtuali.

La “febbre” nei confronti del fenomeno è aumentata al punto che per Facebook – in vertiginosa crescita di popolarità, tanto da essere considerato il primo concorrente di MySpace – si parla di un valore di 15 miliardi di dollari a fronte di ricavi tutto sommato modesti (cento milioni di dollari previsti per il 2007). Perché questa sproporzione (che evoca sinistre eco dei folli anni ’90)? A scatenare l‘entusiasmo è stata, oltre la progressione geometrica del numero degli utenti, la decisione del ventitreenne Mark Zuckerberg di “aprire” il network ai programmatori indipendenti, ora abilitati a sviluppare programmi ad hoc (ne sono già stati realizzati 5000) per integrare ogni genere di applicazioni (dalle più utili alle demenziali) nella piattaforma, nonché l’attivazione di un servizio che consente a ogni utente di essere aggiornato in tempo reale su quanto stanno facendo i suoi amici di network. Secondo Zuckerberg, queste pensate dovrebbero favorire un prodigioso aumento del fatturato pubblicitario (che, da quando Google ha indicato la strada, è diventato il modello di business che tutte le start up di nuova generazione inseguono).

Ma perché dovrebbe funzionare? Nelle sue conferenze Zuckerberg esibisce grafici che descrivono la “geometria” delle reti che connetono gli utenti di Facebook, e cita la famosa legge di Metcalfe (il valore di una rete è proporzionale al quadrato del numero dei nodi), tuttavia, come notano giustamente alcuni critici (opportunamente citati dall’Economist), dimentica di aggiungere che la legge funziona per le vecchie reti “generaliste” (fax, telefoni, servizio postale, ecc), mentre è tutto da dimostrare che valga anche per reti come Facebook, che non interconnettono la totalità degli utenti, ma si articolano in una miriade di microgruppi (simili a quelli che governano le relazioni quotidiane del mondo offline) i quali comunicano poco o nulla gli uni con gli altri. In altre parole: il principio che ha fatto la fortuna di Google (una tecnologia innovativa in quanto a capacità di analizzare le “intenzioni d’acquisto” dell’utenza, ma tradizionale nel modo di “aggregare” gli inserzionisti pubblicitari) non vale automaticamente per Facebook e piattaforme analoghe. E se a questa considerazione aggiungiamo quella che la disponibilità del pubblico verso il consumo di advertising è limitata (il che vale ancor più nei social network, dato che la comunicazione interpersonale è quella che meno tollera “interferenze” pubblicitarie), è il caso che qualcuno ci pensi due volte, prima di comprare certe società a prezzi decine o centinaia di volte superiori a quello reale. Altrimenti il nuovo break down finanziario è dietro l’angolo.

Carlo Formenti

Innovatore Mark Zuckerberg, 23 anni, fondatore di Facebook. Sua l’idea di “aprire” il network ai programmatori indipendenti per svilupparne le potenzialità e far crescere l’utenza. Il 25 Ottobre Microsoft ha acquistato l’1,6% di Facebook per 240 milioni di dollari, valorizzando il 100% delle società 15 miliardi di dollari.

1 commento:

Gabriele ha detto...

Scusate se ho postato l'articolo per intero ma mi è stato impossibile recuperare il link nell'archivio del Corriere.