giovedì 18 ottobre 2007

Marketing olfattivo è possibile....ma da solo non basta

Ciao a tutti!
Per tutti coloro che si chiedevano quanto fosse possibile influenzare atteggiamenti e comportamenti dei consumatori attraverso impulsi sensoriali di tipo olfattivo, la risposta è sì....ma a certe condizioni.
La risposta affermativa deriva dal fatto che ormai una branca della psicologia, definita psicologia ambientale, ha dimostrato quanto gli stimoli olfattivi siano in grado di incidere sulle sensazioni dei consumatori all'interno del punto vendita(ma anche sull'umore dei dipendenti). In particolar modo la presenza di un profumo può ridurre la percezione del tempo trascorso e migliorare le valutazioni sull'ambiente commerciale. Tuttavia ciò accade solo se l'intero servicescape è progettato in maniera tale da rendere stimolante la visita nel punto vendita, andando ad attivare ciascuno dei cinque sensi.
Ecco, quindi, che ai profumi devono accompagnarsi altre caratteristiche di fondo dell'ambiente, come la temperatura, l'illuminazione, il rumore, la musica e il colore, in modo da avere un impatto a livello cognitivo, emozionale e fisiologico.
Inoltre queste condizioni ambientali devono essere definite coerentemente con le altre dimensioni del servicescape: layout e funzionalità ambientale; segnali, simboli e manufatti. Questo perchè le persone reagiscono agli ambienti in maniera olistica, cioè rispondono ad un determinato ambiente in base alla configurazione totale degli stimoli, pur percependo stimoli separati.
Quindi nell'ottica di progettazione di un temporary shop o pop up shop volti a far vivere una retail experience al consumatore, si può giocare sulle diverse tipologie di stimolazione in modo ottenere il tipo di risposta desiderato sia esso cognitivo, emozionale o fisiologico e, così, massimizzare l'efficacia dell'azione.

Allego uno schema delle relazioni tra ambiente e utente che può essere una mappa per coloro che si propongono di realizzare una retail xp nella loro campagna.


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