martedì 2 ottobre 2007

Web, Aziende e low profile

Ola. Mmm...mi rendo conto di arrivare un po’ in ritardo, ma mi interesserebbe vedere l'articolo di cui accennava Alessandra R. qualche post fa, se nn l'ha già portato in classe la volta scorsa...rispondo in un altro post perché quello ha già “girato pagina”, e vorrei avere le vostre repliche (cattive, anche) su quello che sto scrivendo. E anche perché, in qualche modo, devia un po’ dalla discussione originaria. Premetto che, in quello che sto per scrivere, non ho alcun intento polemico e sono assolutamente “allineato all’obiettivo” e “professionale”, per quanto ci riesca.

Nell’articolo citato si parla delle aziende che “scendono dal piedistallo” e che sono sempre più influenzate dalla comunità degli utenti.

Ecco.

Io mica ci credo tanto.

Secondo me, la cosa fondamentale che le aziende hanno capito riguardo internet, è che non si può usare la stessa strategia del “comparire dappertutto” che, applicata ai media tradizionali, sembra(va) funzionare discretamente bene.

Quindi, se su tv, giornali, radio, la parola (frase) d’ordine può essere “sempre, dovunque e che sia altisonante”, sul web no. Perché è vero che gli utenti sono più organizzati, comunicano tra loro, ed in più tendono a considerare le “intromissioni” delle grosse compagnie come indesiderate (non dimentichiamo che internet a lungo è stato considerato la terra franca dove tutti potevano essere liberi e felici e uguali ecc.ecc.). Quindi, secondo me scelgono di mantenere il proverbiale “low profile”, ma non è detto che non ci siano, anzi. O che siano scesi dal piedistallo. Anzi.

Google, per esempio. Avete mai notato che, per buona parte delle ricerche che potete fare, a parte l’onnipresente Wikipedia tra i primi risultati in genere ci sono sempre aziende (molte volte “grosse” aziende)? A volte gli annunci pubblicitari sono appena appena messi in rilievo (ma non troppo) in “rosino pallido”, per i link sponsorizzati. A volte, no, ma ci sono lo stesso.

Stesso discorso per Second Life: vero che anche io, come il Sig. Barilla (o Mr. Bayer o chessò io) posso comprare un’isola, ma difficile che riuscirò a comprarla, progettarla e costruirla così enorme (perché comunque costa soldi veri), piena di mulini e biscotti (o siringhe e aspirine) come loro.

Però attenzione!, non troppo ricca, perché sennò gli utenti si irritano. E fanno i sit-in di protesta, come fatto notare sempre qualche post fa. È un esempio, non so nemmeno se effettivamente Barilla e Bayer ce l’abbiano, un’isola.

Insomma, spero di essermi fatto capire: low profile, mi sembra che le aziende abbiano applicato bene al mondo on-line il concetto dei messaggi subliminali della tv, o se preferite una cosa non illegale (d’altra parte, mica progettare un’isola è illegale), del product placement nel cinema.

Alla fine, pensavo al video mostrato dal Dott. Novellone in aula. Nel 2050, comunque, la rete è una cosa sola, ma non in mano agli utenti: loro non sono gli artefici, ma i compratori di esperienze che un’azienda futura gli procurerà.

Nella stessa direzione va la campagna web della 500. La FIAT fa partecipare sì gli utenti, dà tantissimo spazio di personalizzazione delle grafiche del sito e un sacco di altre cose, persino alcuni dettagli di design sono stati ispirati dalle migliaia di customizzazioni on-line dell’auto, ma alla fine, nessuno dei contenuti del sito era genuina creazione degli utenti. Chi decide è FIAT (ma senza darlo troppo a vedere).

Ora, per riallacciarsi al discorso iniziale della “professionalità”, tutte queste che ho fatto (ammesso che siate d’accordo con me, magari secondo voi sono balle, o peggio ancora (per me) , cose scontate) non sono critiche, ci mancherebbe che la FIAT e la Bayer (e la Leo Burnett o chi altro si trovi a decidere) non potessero muoversi come pare a loro nelle strategie di marketing e comunicazione.

Volevo solo segnalare che secondo me quella del “basso profilo” e una risorsa notevole, nella web-communication, e nelle campagne crossmedia che si avvalgono anche del web (magari da tenere in conto per le “nostre” campagne), perché consente di schivare abbastanza facilmente le difese dei consumatori.

Beh.

Scusate la prolissità, spero di aver centrato l’obiettivo, di non essere sembrato un paranoico con la sindrome del “Grande Fratello”, e spazio alle critiche.

1 commento:

Alessandra R. ha detto...

Scusami Andrea ma ho letto solamente ora il tuo post, altrimenti oggi te l'avrei portato sicuramente l'articolo!
Volevo solo fare una precisazione: lo "scendere dal piedistallo" non è l'interpretazione data dall'autore nè dall'intervistato, ma una mia personale interpretazione, sbagliata o giusta che sia (temo tuttavia ad oggi di non potermi esprimere ulteriormente visto che stiamo ancora creando in aula e con le prime impressioni sui lavori quella conoscenza necessaria per dirmi a poteriori: avevo ragione oppure completamente torto, o magari una via di mezzo).
Lo scendere dal piedistallo che intendevo io era una sorta di avvicinamento delle aziende al consumatore, magari nei luoghi che attualmente stanno diventando più familiari (internet, il proprio quartiere, la propria città - e mi vengono in mente alcuni esempi presentati oggi in classe). Un avvicinamento questo che apre un nuovo universo sicuramente lontano dalle classiche campagne "frontali" (passami il termine), che ponevano il consumatore in un ruolo statico, di semplice spettatore.
Fatta questa precisazione, mi piacerebbe capire di più il tuo punto di vista, ovvero low profile in che senso? Come sfruttarlo in una delle nostre campagne? O meglio, come una campagna come ad esempio quella dell'ENI 30%, che vuole anche essere una "campagna sociale", può colpire un consumatore adottando una strategia low profile? Credo invece che una campagna con uno spirito più combattivo avrebbe una migliore efficacia, del tipo parliamone, parliamone tanto, perchè è un problema e non può essere tralasciato.
Per quanto riguarda l'esempio di Google forse non mi è molto chiaro, non dimentichiamoci però che un sito del genere prima di essere un motore di ricerca molto utile è una società che vende spazi pubblicitari, e il fatto che grandi aziende lo utilizzino come vetrina penso sia normale.
E infine FIAT, tu dici "Chi decide è FIAT ma senza darlo troppo a vedere", ora, cercando di allontanarmi dalla mia visione di consumatrice e cercando di pensare da apprendista professionista, credo che lo spirito alla base di una campagna come quella della 500 fosse in primo luogo coinvolgere le persone nel lancio di un prodotto che diventa, ed è diventato, evento, non nel progettarlo, nonstante poi ciò sia, sebbene in minima parte, accaduto. E mi chiedo come sia possibile questo con una "strategia low profile".
Per questo ti dico che forse non mi è chiaro il tuo punto di vista.